Punture di insetti ed altri “animaletti fastidiosi”

Le punture da parte degli insetti si possono suddividere in due tipologie: punture a scopo difensivo e punture a scopo nutritivo. Zanzare, tafani, pappataci, moscerini e pulci fanno parte di questo secondo gruppo mentre api, calabroni, vespe e ragni usano i loro pungiglioni nel caso si sentano minacciate.

La puntura di un insetto è generalmente caratterizzata da un rilievo cutaneo tondeggiante e liscio, di colore rosso o bianco, con alone eritematoso e pruriginoso.

La gravità della puntura varia in base alla tipologia di insetto ed alla risposta immunitaria del nostro organismo.

Comunemente interessa solo la zona intorno alla puntura, con dolore immediato e successiva comparsa di arrossamento, gonfiore e prurito. Innocua nella maggior parte dei casi anche se di certo spiacevole. Una reazione locale più estesa può manifestarsi nel caso il veleno inoculato provochi una reazione eccessiva da parte del corpo umano: in questo caso l’area può superare i 5 cm e con arrossamento e bruciore che tendono ad aggravarsi aumentare di intensità nei primi due giorni dopo la puntura dell’insetto. I fastidi spariscono spontaneamente nel giro di qualche giorno.

In caso di puntura d’ape, vespa, calabrone o simili (nel caso non si scateni una reazione allergica):

Rimuovere il pungiglione (entro i primi 20” se possibile) utilizzando una carta di credito o facendo pressione con le dita (nel caso si tratti di un’ape), detergere la zona delicatamente e disinfettarla, applicare impacchi freddi o ghiaccio.

I farmaci usati sono prevalentemente: pomate antinfiammatorie, anestetiche e antistaminiche a uso topico, che contengono: Idrocortisone, lidocaina o paramoxine o antistaminici. Fans per via orale come il paracetamolo o l’ibuprofene. Rimedi naturali consistono nell’applicare aloe vera gel o una pomata a base di calendula.

Nel caso si sia predisposti ad allergie è plausibile che gli effetti della puntura di un insetto comportino una risposta spropositata da parte del sistema immunitario che ha come conseguenza un gonfiore che si propaga per il corpo ed in casi estremi può provocare uno shock anafilattico. Api, vespe e calabroni possono causare gravi reazioni nelle persone suscettibili ai loro allergeni ed in tal caso il medico curante può prescrivere un autoiniettore di epinefrina da portare con se. Proprietà antidolorifiche e contro i reumatismi sono state riscontrate nel veleno delle api anche se non è ancora del tutto chiarito il meccanismo della sua azione. Il veleno contribuirebbe all’attivazione della produzione di cortisolo, un potente anti infiammatorio.

Le punture di zanzara non causano generalmente reazioni importanti anche se sono veicoli di molte malattie pericolose nei paesi tropicali. Il fastidioso prurito è dovuto alla reazione alla saliva che gli insetti iniettano per evitare che il sangue si coaguli mentre si nutrono. Anche se difficile, è meglio trattenersi dal grattarsi la zona interessata in quanto provocando un’escoriazione è più facile contrarre infezioni e prolungare il periodo di guarigione. Esistono molteplici specie di zanzare che si nutrono di giorno (ad es. la zanzara tigre) o di notte. Il fatto che mentre si dorma la zanzara ci infastidisca con il suo ronzio in prossimità delle orecchie non è casuale e nemmeno un dispetto. Questi insetti infatti sono in grado di percepire l’anidride carbonica rilasciata durante la fase di espirazione e per questo si avvicinano senza timore alla nostra testa. Per quanto fastidiosa la puntura di zanzara non necessita di particolari trattamenti medici. Si può avere sollievo dal prurito tramite impacchi di acqua fredda e nel caso il farmacista lo consigliasse, si può utilizzare una pomata antistaminica per due o tre giorni.

Le cimici dei letti, altri insetti ematofagi, generalmente pungono il volto, collo, mani e braccia e la loro saliva causa pomfi e rash cutanei intensamente irritanti, ma generalmente non dolorosi. Come dice il nome stesso, l’incontro con questi esseri avviene principalmente durante la notte. Nel caso il medico lo ritenga necessario può essere applicata una crema per la pelle a base di idrocortisone e assumere un antistaminico orale. I pappataci, dal canto loro, rappresentano un problema serio soprattutto per gli animali da compagnia mentre all’essere umano causano solo un ponfo pruriginoso. I pappataci infatti possono veicolare un particolare parassita responsabile della malattia: la Leishmaniosi. Le manifestazioni cliniche comprendono lesioni cutanee di tipo infiammatorio soprattutto a livello del padiglione auricolare, dei gomiti e del garretto, del naso e del collo. La possibilità di contrare la leishmaniosi nell’uomo è molto bassa.

Uno spiacevole incontro può avvenire anche con un piccolo essere, simile alla formica chiamato Scleroderma domestico. Si tratta sostanzialmente di un animaletto che si ciba dei tarli del legno e di notte ne va a caccia. Il suo veleno paralizza il tarlo e lo scleroderma vi depone le uova che schiudendosi si ciberanno del tarlo. Il suo girovagare fa si che incontri l’uomo, specie durante la note, nel letto. La sua puntura è dolorosa, tanto da destare una persona dal sonno. Dopo il dolore percepito, la reazione comprende sempre gonfiore locale e, a volte, malessere generale e febbre. Dopo lunghi periodi in cui si viene punti, anche il sistema nervoso può incorrere in problemi.

Nel caso si venga punti ripetute volte da un insetto in grado di inoculare veleno (api, vespe, calabroni ecc..) è opportuno rivolgersi al pronto soccorso in quanto il quantitativo di veleno può provocare conseguenze spiacevoli anche nei soggetti non allergici. Quasi tutte le specie sono in grado di pungere plurime volte mentre le api, essendo dotate di un pungiglione “zigrinato”, dopo aver penetrato la pelle lo lascia conficcato con una “sacca pulsante” che continua a pompare il veleno. E’ comunque un ultimo tentativo di difesa in quanto l’insetto andrà in contro a morte certa.

 

Per quanto riguarda i ragni, va ricordato che, anche se tutte le specie possiedono un veleno, non tutte sono in grado di inocularlo all’uomo, per via dello spessore della nostra cute,. Il veleno di cui la natura li ha dotati è adatto ad immobilizzare e/o predigerire gli insetti di cui si nutrono. In Italia, le specie autoctone che possono destare interesse per via del loro veleno sono due:

Il ragno violino e la malmignatta.

Entrambe le specie sono molto schive e tendono a darsi alla fuga se disturbate per cui il contatto con l’uomo è raro.

Il ragno violino lo si può trovare anche nelle abitazioni mentre la malmignatta esclusivamente in aree aperte come la campagna dove generalmente si nasconde sotto dei sassi in attesa della preda.

Persone con problemi pregressi di salute, allergici e bambini sono i soggetti più a rischio in caso di morso. E’ opportuno ricorrere alle cure del pronto soccorso nel caso in cui dopo il morso percepito si manifestino sintomi come sudorazione, tachicardia, nausea, vomito, febbre,necrosi dei tessuti nella zona colpita, crampi addominali e perdita dei sensi.

Un altro animaletto dalle dimensioni ridotte ma dal potenziale dannoso per l’uomo è la processionaria.

Questa larva (o bruco nel linguaggio comunemente usato) è ricoperto da una peluria particolare che lo difende dai predatori e si raggruppa in gruppi numerosi ,creando quelle classiche ragnatele che arrivano a ricoprire anche gran parte di un albero. Questi peli terminano con una sorta di uncino e, se l’animale viene infastidito si staccano e possono venire inalate provocando fastidi di non poco conto derivanti dal rilascio di istamina dal corpo umano . Più volte una persona viene a contatto con questi peli, maggiore sarà la risposta del suo corpo e le conseguenze saranno più gravi. Il trattamento può includere antistaminici, corticosteroidi e aerosol.

Anche il contatto con la pelle provoca un’irritazione piuttosto intensa e pruriginosa. In caso di contatto con gli occhi il rossore, il dolore e l’estrema lacrimazione sono immediati e non va assolutamente sottovalutato come evento. Gli occhi devono essere risciacquati abbondantemente per eliminare eventuali peli urticanti. Effettuare da un oculista un esame per verificare che non permangano residui di peli urticanti. I peli profondamente integrati nel tessuto oculare dovranno essere rimossi chirurgicamente.

La processionaria risulta molto pericolosa in particolare nei confronti di cavalli e cani. In caso di contatto il primo sintomo è l’intensa produzione di saliva da parte dell’animale ed un rigonfiamento della lingua. In tal caso allontanare l’animale dal luogo e cercare di lavare la zona interessata con dell’acqua per asportare i peli urticanti. Rivolgersi poi al proprio veterinario per le cure del caso.

Concludendo è doveroso precisare che tutti gli animali hanno un preciso ruolo nell’ecosistema.

Citando una famosa frase attribuita ad Albert Einstein:

 Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita

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