Il virus Chikungunya

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La Chikungunya è una malattia virale trasmessa dalle zanzare e descritta per la prima volta in Tanzania nel 1952. E’ originaria dell’India, dell’Indonesia ed Africa centrale. Il virus si trasmette tramite le punture di zanzare infette del genere Aedes aegypti ( che trasmettono anche la febbre gialla e la Dengue), originarie dell’Africa e dalla zanzara tigre, ormai presenza fissa in tutte le regioni italiane.

Il nome, in lingua Makonde significa “ciò che contorce”. Il nome fa riferimento alle posizioni rannicchiate che spesso le persone colpite assumono per cercare di limitare i forti dolori articolari che la malattia provoca. I principali sintomi infatti comprendono febbre alta e dolori alle giunture, più forti di quelli provocati da un virus influenzale. A volte può comparire un rash cutaneo (nell’immagine a fianco il virus visto al microscopio elettronico).

Il periodo di incubazione è di 2-4 giorni circa. La malattia ha un andamento tipicamente bifasico.

Nella prima fase, che dura dai 6 ai 10 giorni, si hanno febbre, cefalea e importanti artralgie, che limitano molto i movimenti: i pazienti tendono a rimanere assolutamente immobili, in posizione antalgica. La febbre si risolve dopo 4 giorni.

La seconda fase di 2-3 giorni è caratterizzata dalla comparsa di un esantema maculopapulare pruriginoso su tutto il corpo e dalla ricomparsa della febbre. Occasionalmente in questa fase possono aversi manifestazioni neurologiche, soprattutto nei bimbi piccoli (convulsioni), ma nel complesso la Chikungunya è poco o per nulla neurotropo. Raramente possono aversi miocardite e scompenso cardiaco acuto. Le rare complicanze emorragiche si registrano nelle epidemie asiatiche, ma non sono mai gravi come nella dengue: possono comparire petecchie, ma mai importanti sanguinamenti. La malattia si risolve spontaneamente, ma i dolori articolari possono persistere per mesi.

In Italia ci è già stata un’epidemia di casi in provincia di Ravenna, nel 2007, con poco meno di duecento casi, trasmesso con ogni probabilità dalle zanzare tigre. Da allora non si sono più verificati casi “autoctoni”. Nei primi mesi del 2014, però, c’è stato un aumento di segnalazioni di casi importati: dieci, contro i tre del 2013. Si tratta per la maggior parte di persone che avevano viaggiato nei Caraibi, o in Sud America, dove ci sono stati dei focolai epidemici con in totale più di 130mila casi sospetti e 4.500 confermati. Fino agli ultimi casi registrati ad Anzio e a Roma a metà del mese di settembre.

Le precauzioni al momento sono legate principalmente alle donazioni di sangue: il Centro nazionale del Sangue-Istituto superiore di Sanità e la Regione Lazio hanno imposto lo stop alle donazioni da parte di tutti i residenti della Asl Roma 2, che copre il sud est della capitale e dove vivono circa 1,2 milioni di persone. Non solo: non potranno donare il sangue, in nessuna zona d’Italia, i cittadini che sono stati a Roma, anche per alcune ore, dal 25 agosto in poi. Per loro il divieto varrà per 28 giorni. Non esiste infatti un test che permetta di riconoscere la presenza della malattia nel sangue, quindi è troppo rischioso far donare persone che potrebbero essere infette.

Non ci sono terapie particolari, e di solito la malattia si risolve spontaneamente in pochi giorni, anche se i dolori articolari possono durare anche molto più a lungo. Le complicazioni più gravi possono essere le emorragie. L’unico modo per evitare il contagio nelle zone a rischio, è quello di indossare abiti coprenti possibilmente chiari ed usare repellenti. Fortunatamente, con l’abbassamento delle temperature e la conseguente diminuzione dell’attività delle zanzare, i casi di contagio dovrebbero progressivamente diminuire.

Nonostante le notizie di due persone ricoverate il 14 settembre ’17 in Emilia Romagna per malaria (una donna di 18 anni in stato di gravidanza tornata dal Nigeria da poco, tenuta in stato di sedazione ed una bambina di 5 anni che aveva trascorso un periodo in Africa mesi orsono, le cui condizioni però non sono preoccupanti in quanto il virus è del tipo Plasmodium vivax, meno aggressivo del Plasmodium falciparum che ha contratto la gestante) la Chikungunya desta più preoccupazione per via della maggior presenza sul territorio italiano di zanzare in grado di trasmetterla.

Ricordiamo, per dovere di cronaca, quanto successo i primi giorni di settembre che ha portato alla tragica morte per malaria di una bambina di soli 4 anni nel bresciano, il primo caso autoctono di questa malattia da trentanni.

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