Meningite

 

Infiammazione acuta o cronica delle meningi, di origine virale oppure batterica.

Ogni anno ad essere colpiti da meningite sono circa un milione di persone in tutto il mondo. La malattia può essere sostenuta da diversi agenti infettivi, anche se la forma batterica risulta essere la più severa e diffusa al mondo: anche quando si riesce a diagnosticare tempestivamente l’infezione, il 10% dei pazienti affetti non riesce a salvarsi e chi sopravvive, non di rado subisce danni e riporta disabilità permanenti come sordità, danni cerebrali. Spesso la setticemia, ovvero l’infezione batterica non controllata e bloccata dagli antibiotici, può portare alla perdita di un arto. La disponibilità del vaccino per molte forme di meningococco ha ridotto sensibilmente la diffusione della malattia in varie parti del mondo.

Le vaccinazioni antimeningococco sono tutte inserite nel nuovo Calendario vaccinale, incluso nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019.

La scheda vaccinale in vigore prevede:

  • la vaccinazione contro il meningococco B nei bambini nel corso del 1° anno di vita (3 dosi al 3°, 4°e 6° mese di vita e 1 richiamo al 13° mese). Attualmente disponibile per chi non ne ha diritto, con un contributo provinciale al prezzo di 83€ circa per dose.
  • la vaccinazione anti-meningococco C nei bambini che abbiano compiuto un anno di età (1 dose al 13°-15° mese). Attualmente disponibile per chi non ne ha diritto, con un contributo provinciale al prezzo di 20€ circa per dose.
  • la vaccinazione con vaccino coniugato tetravalente nell’adolescenza, sia come richiamo per chi sia già stato vaccinato contro il meningococco C da piccolo, sia per chi non sia mai stato vaccinato. Attualmente disponibile per chi non ne ha diritto, con un contributo provinciale al prezzo di 44€ circa per dose.

 

Al di fuori delle fasce di età sopracitate, il vaccino è fortemente raccomandato in persone a rischio perché affette da alcune patologie (talassemia, diabete, malattie epatiche croniche gravi, immunodeficienze congenite o acquisite, asplenia, etc.) ed è consigliato anche in presenza di particolari condizioni (lattanti che frequentano gli asili nido, ragazzi che vivono in collegi o dormono in dormitori, reclute militari, e per chiunque debba recarsi in paesi del mondo dove la malattia meningococcica è endemica).

Recentemente in Lombardia sono avvenuti 4 casi accertati; 2 del tipo B e due del tipo C che si sono rivelati letali la metà delle volte.

Sono noti 13 tipi di Neisseria menigitidis, di cui cinque (A, B, C, Y, W135) rilevanti dal punto di vista clinico. I sierotipi B e C sono responsabili della maggior parte dei casi in Italia e al secondo sono da ricondurre i decessi registrati in Toscana e a Milano a fine 2016: vittime due studentesse universitarie.

Ma la meningite virale può essere provocata anche da altri due batteri: l’haemophilus influenzae B e lo pneumococco. Ciò che è bene sapere è che esistono i vaccini contro tutti e quattro i patogeni.

Diverse e meno gravi sono le meningiti virali, che talvolta non vengono nemmeno diagnosticate come tali, poiché i sintomi sono molto simili a quelli di una comune influenza. La causa più comune di meningite virale è costituita dagli enterovirus, che circolano nella popolazione in particolare nei mesi estivi. Seguono i casi determinati dall’herpes simplex virus di tipo 2, del virus varicella zoster e dall’herpes simplex virus di tipo 1.

Attenzione: il virus del morbillo, il virus della rosolia e il virus della parotite hanno rappresentato una causa importante di meningite virale fino all’avvento della vaccinazione di massa contro questi stessi virus.

Da quel momento in poi, il numero di casi di meningite associata a morbillo, rosolia o parotite ha subìto una drastica riduzione.

 IL CONTAGIO

Le goccioline volatili provenienti dalle persone con una meningite infettiva contengono l’agente infettivo che l’ha causata. Pertanto, la loro inalazione, da parte delle persone che sono nelle vicinanze (entro due metri), può comportare la trasmissione del batterio, del virus o del fungo responsabile dell’infezione.

Una volta che è stato inalato, l’agente infettivo può limitarsi a provocare un’infezione locale a livello delle prime vie respiratorie (naso-faringe), ma può anche diffondersi nel sangue e raggiungere, attraverso il circolo sanguigno, le meningi. Solo se raggiunge le meningi, ha la possibilità di provocare meningite.

Non sempre e non tutti gli agenti infettivi che raggiungono le meningi encefaliche ne provocano l’infiammazione, provocando meningite. Ciò si spiega con il fatto che l’encefalo possiede un sistema di protezione molto efficiente, noto come barriera emato-encefalica.

La barriera emato-encefalica funziona da filtro contro le sostanze contenute nel sangue, che sta per raggiungere l’encefalo. Tra le impurità filtrate, rientrano anche numerosi agenti infettivi.

Per svariati motivi (immunodepressione, forte carica virale o batterica ecc.), questo naturale sistema di protezione dell’encefalo può funzionare in maniera inadeguata e non essere all’altezza della situazione.

Il passaggio di impurità attraverso la barriera emato-encefalica è l’evento che sta alla base delle meningiti infettive.

Le meningiti batteriche colpiscono soprattutto i soggetti di età inferiore ai 5 anni di vita (in particolare i bambini di un anno); tuttavia, non è trascurabile nemmeno la loro diffusione tra individui di età compresa tra i 15 e i 19 anni.

Uno studio epidemiologico risalente al biennio 2011-2012 e relativo al Regno Unito riporta che il numero di casi di meningite con origine batterica è stato di 2.350 circa.

Il meningococco che causa la maggior parte delle infezioni (almeno nel Regno Unito) è il sottotipo B.

Dal punto di vista della capacità di trasmissione, gli esperti hanno appurato che il pneumococco si diffonde con tosse e starnuti assai più facilmente del meningococco.

Come quelle batteriche, anche le meningiti virali interessano soprattutto i bambini. Il periodo dell’anno in cui è più facile contrarre i virus responsabili è l’estate.

Le meningiti fungine, invece, sono particolarmente diffuse tra gli adulti che vivono in Africa.

Il periodo di incubazione dipende dall’agente infettivo che ha provocato l’infiammazione delle meningi.

Le meningiti batteriche compaiono in genere nei 2-10 giorni successivi al contagio; le meningiti virali si manifestano quasi sempre dopo 3-6 giorni dall’infezione; infine, le meningiti fungine possono fare la loro comparsa dopo pochi giorni, ma anche dopo più di un mese.

La meningite più pericolosa e dall’alta probabilità di prognosi infausta è la meningite di tipo batterico.

La sua elevata pericolosità è legata all’alta capacità dei batteri infettanti di stabilizzarsi nel sangue e/o diffondersi nei tessuti nervosi, dando luogo a setticemia.

La setticemia è una conseguenza tipica della meningite batterica ed è, spesso, l’evento clinico che causa la morte dei pazienti (soprattutto quelli molto piccoli).

Altre complicanze possono essere la comparsa di encefaliti o mieliti. Il termine encefalite indica un processo infiammatorio a carico degli elementi che costituiscono l’encefalo; la parola mielite, invece, indica un’infiammazione ai danni del midollo spinale.

Encefaliti e mieliti possono avere numerose conseguenze, sia temporanee che permanenti, tra cui: perdita dell’udito, perdita di memoria, mancanza ricorrente di concentrazione, disturbi di equilibro e coordinazione, difficoltà di apprendimento, disturbi comportamentali, epilessia, paralisi cerebrale (nei bambini molto piccoli), difficoltà di linguaggio e perdita della vista.

La meningite virale e la meningite fungina risultano meno pericolose della meningite batterica per almeno due motivi: non determinano setticemia e provocano più raramente (in genere se non trattate in maniera adeguata) encefaliti o mieliti.

In sostanza, quindi, il rischio di sviluppare complicanze in caso di una meningite non batterica è decisamente più basso, rispetto a quando è in corso una meningite batterica.

Grazie al prelievo e all’analisi di un campione di sangue proveniente dal paziente, un medico può risalire al tipo di agente infettivo che ha scatenato l’infezione a carico delle meningi, in quanto nel sangue è possibile rinvenirne la presenza.Come gli esami del sangue, la puntura lombare è di supporto all’identificazione delle cause scatenanti. Infatti, fornisce informazioni utili relativamente all’agente infettivo che ha scatenato l’infiammazione delle meningi.

La TAC cerebrale mostra eventuali segni di un danno alle strutture encefaliche, che può essere la conseguenza di un’encefalite mentre l’Rx-torace, permette l’individuazione di eventuali infezioni a livello polmonare.

Prognosi

La prognosi dipende dalle cause scatenanti e dalla tempestività della diagnosi in particolar modo, perché influisce sui tempi di pianificazione della terapia: una diagnosi precoce permette di stabilire prima il trattamento più appropriato; un trattamento tempestivo e adatto alle circostanze migliora sensibilmente la prognosi dello stato infiammatorio, presente a livello delle meningi.

 

 

 

 

 

 

Fonti:

 

Confederazione delle Organizzazioni della Meningite

la stampa salute

Wikipedia

il giorno

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